L’apoteosi del guerriero, Van Aert espugna l’Inferno. Sogno svanito per Pogacar

Wout Van Aert Parigi Roubaix

fonte foto: X @parisroubaix

Il Vélodrome André-Pétrieux è diventato ieri lo scenario di una redenzione attesa per anni, trasformandosi da luogo di sconfitte brucianti a teatro di un’apoteosi leggendaria. Wout Van Aert, l’eterno piazzato, il “Paperino” del gruppo troppo spesso in debito con la fortuna, è finalmente risorto dalle ceneri di cadute e delusioni per cingersi la corona di Re della Parigi-Roubaix 2026.

Al termine di una delle edizioni più folli e drammatiche di sempre, corsa a medie record vicine ai 50 km/h, il fiammingo ha battuto nello sprint a due Tadej Pogacar, l’uomo che sembrava invincibile.

La meravigliosa rinascita di Wout

Per Van Aert non è stata solo una vittoria, ma una catarsi. Dopo aver inseguito questo trionfo per otto tentativi, superando forature e momenti di sconforto, il belga ha tagliato il traguardo a braccia alzate, scoppiando in un pianto liberatorio che ha commosso persino i suoi rivali. Con il dito rivolto al cielo, ha dedicato il successo a Michael Goolaerts, il compagno scomparso nel 2018, chiudendo un cerchio di dolore e perseveranza che lo consacra definitivamente tra i giganti del ciclismo moderno. La sua è stata una “rinascita meravigliosa”, una lezione di resilienza: “Ho smesso di crederci tante volte, ma il giorno successivo sono sempre ripartito“.

Pogacar, un appuntamento con la storia rimandato

Dall’altra parte della medaglia c’è Tadej Pogacar. Lo sloveno, già leggenda vivente, ha sfiorato un’impresa che lo avrebbe reso unico: vincere tutte e cinque le classiche Monumento nella stessa stagione. Dopo i trionfi alla Milano-Sanremo e al Giro delle Fiandre di quest’anno, il pavé della Roubaix si è rivelato ancora una volta un tabù, condannandolo al secondo posto per il secondo anno consecutivo.

Nonostante una prestazione da “marziano”, capace di rimontare oltre un minuto di ritardo dopo forature e cambi bici precari, Pogacar si è dovuto arrendere alla superiorità esplosiva di Van Aert nel velodromo. Per quanto già proiettato nell’Olimpo del ciclismo, il mancato “Grande Slam” delle Monumento brucia, lasciandolo, per una volta, in una dimensione umana.

Il futuro e l’addio (temporaneo?)

Cosa riserva il futuro a questi due titani? Se per Van Aert questa vittoria rappresenta la fine di un incubo e l’inizio di una nuova era di consapevolezza, per Pogacar la delusione sembra aver lasciato il segno, almeno nel breve periodo. Lo sloveno ha infatti dichiarato nel post-gara: Bravo Wout, ha vinto il migliore. E l’anno prossimo alla Roubaix non ci sarò. Una scelta che suggerisce la volontà di concentrarsi su altri obiettivi, forse proprio per ricaricare le pile in vista di un nuovo assalto totale alle Monumento negli anni a venire.

Mentre Van Aert si gode il paradiso dopo aver attraversato l’inferno, il ciclismo celebra un duello che rimarrà negli annali. Pogacar tornerà a caccia della “cinquina”? La storia insegna che per un fuoriclasse del suo calibro, l’impossibile è solo una sfida che richiede un po’ più di tempo. Ma oggi, e per molto tempo ancora, la polvere della Roubaix ha il colore dell’oro di Wout Van Aert.

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