L’autorizzazione unica è immediatamente efficace e chiude la fase decisoria. Ora progetto esecutivo, gare e cantieri: prima pietra prevista a marzo 2027, possibile apertura nel 2029 e corsa per Euro 2032. Ma la vera rivoluzione sarà economica.
Per anni lo stadio della Roma è stato un progetto raccontato al futuro, sospeso tra rendering, conferenze, ricorsi e passaggi amministrativi. Dal 28 settembre 2026, però, quel futuro ha finalmente una strada concreta davanti a sé. La Conferenza dei Servizi decisoria ha espresso parere positivo sul progetto di fattibilità tecnico-economica dell’impianto di Pietralata, dando il via libera all’autorizzazione unica.
Il provvedimento è stato sottoscritto dal commissario straordinario di Governo Massimo Sessa e controfirmato dal sindaco di Roma Roberto Gualtieri, in qualità di subcommissario. L’autorizzazione è immediatamente efficace: non significa che domani arriveranno le ruspe, ma certifica che il principale ostacolo amministrativo è stato superato e che il progetto può entrare nella sua fase operativa.
Per la Roma e per i Friedkin è il punto di non ritorno tanto atteso. Pietralata non è più soltanto il luogo scelto per costruire la nuova casa giallorossa: diventa il centro di un investimento capace di cambiare dimensione al club.
Cosa succede adesso
Il prossimo passaggio sarà la presentazione del progetto esecutivo, nel quale dovranno essere definiti nel dettaglio tutti gli aspetti tecnici dell’opera. Successivamente partiranno le procedure di gara per i lavori pubblici, le urbanizzazioni e gli interventi collegati all’impianto.
L’obiettivo condiviso dalla Roma e dal Campidoglio è aprire il cantiere nella primavera del 2027, con la posa della prima pietra indicata per marzo. Secondo la previsione illustrata dal sindaco Gualtieri, i lavori potrebbero durare circa due anni e mezzo: rispettando questa tabella di marcia, lo stadio potrebbe essere completato entro la fine del 2029.
È un cronoprogramma ambizioso, soprattutto per una città abituata a vedere le grandi opere rallentare tra burocrazia e imprevisti. Questa volta, però, il percorso è stato inserito nel quadro degli interventi strategici collegati a Euro 2032, con strumenti straordinari pensati per ridurre i tempi e coordinare i numerosi soggetti coinvolti.
La corsa per Euro 2032
Il nuovo stadio della Roma è candidato a ospitare alcune partite dell’Europeo che l’Italia organizzerà insieme alla Turchia. La decisione finale spetterà alla UEFA, chiamata a scegliere le città e gli impianti della manifestazione.
Roma può già contare sullo Stadio Olimpico, tradizionale teatro dei grandi eventi internazionali, ma il progetto di Pietralata rappresenta una candidatura completamente diversa: un impianto moderno, di proprietà del club, progettato secondo gli standard più recenti e inserito in un’area urbana profondamente riqualificata.
Per restare concretamente in corsa, lo stadio dovrà rispettare una serie di tappe intermedie ed essere ultimato con largo anticipo rispetto al torneo. La scadenza tecnica più prudente è l’estate del 2031, dodici mesi prima dell’inizio della competizione. Il traguardo indicato dal Comune per la fine del 2029 lascerebbe quindi un margine importante, ma da questo momento ogni passaggio dovrà procedere senza rallentamenti.
Un progetto da oltre 60mila posti
L’impianto immaginato a Pietralata potrà accogliere poco più di 60mila spettatori e sarà il cuore di un intervento complessivo da circa 1,3 miliardi di euro. Una parte consistente dell’investimento sarà destinata direttamente alla costruzione dello stadio; il resto riguarderà infrastrutture, viabilità, parcheggi e sistemazione dell’area.
Il progetto si estende su circa 27 ettari e prevede oltre 90mila metri quadrati di parcheggi, tra spazi interrati e aree a raso, pubbliche e private. Più della metà della superficie complessiva sarà destinata al verde e a un parco pubblico aperto anche ai residenti di Pietralata.
La sfida sarà trasformare l’impianto in un luogo vivo durante tutta la settimana, non soltanto nelle ore della partita. È questa la differenza tra uno stadio tradizionale e una struttura contemporanea: non più un contenitore che si accende ogni quindici giorni, ma un polo capace di generare servizi, attività commerciali, occupazione e presenze continue.
La rivoluzione dei ricavi
Il nuovo stadio non cambierà soltanto il luogo in cui la Roma giocherà le proprie partite. Potrà modificare radicalmente la forza economica del club. All’Olimpico la società non dispone del controllo completo sull’impianto e sui ricavi prodotti durante gli eventi. Con una casa di proprietà, invece, potrà gestire direttamente biglietteria, ristorazione, sponsorizzazioni, eventi, aree commerciali e soprattutto i servizi di ospitalità premium.
Secondo le stime contenute nel Progetto di Fattibilità Tecnico-Economica, nel primo anno di piena attività i ricavi complessivi legati allo stadio potrebbero raggiungere circa 153,6 milioni di euro. Il confronto con i 44,4 milioni ottenuti attraverso i ricavi da gara all’Olimpico nella stagione 2024/25 restituisce la misura del possibile salto: un incremento teorico vicino al 245%.
La voce più pesante sarebbe rappresentata dal premium seating, vale a dire skybox, posti esclusivi e servizi di accoglienza destinati alla clientela aziendale e di fascia alta. Da questo settore potrebbero arrivare circa 71,6 milioni, quasi il 47% dei ricavi complessivi previsti per l’impianto.
Questo modello non implica necessariamente l’aumento indiscriminato dei prezzi popolari. Al contrario, la possibilità di monetizzare maggiormente le aree premium può consentire al club di differenziare l’offerta e continuare a proteggere i settori destinati al grande pubblico e alla tifoseria più calda.
Dall’Olimpico all’élite europea
Il vero obiettivo dei Friedkin è ridurre la distanza economica che oggi separa la Roma dalle principali società italiane ed europee. Negli ultimi anni il fatturato giallorosso si è attestato intorno ai 270-300 milioni di euro, ancora lontano dai club che partecipano stabilmente alla Champions League e sfruttano impianti moderni o di proprietà.
Con il nuovo stadio pienamente operativo e una presenza regolare nella massima competizione europea, le proiezioni collocano la Roma nella zona dei 460-470 milioni di ricavi annui. Rispetto all’ultimo bilancio disponibile, l’aumento potenziale sarebbe nell’ordine del 60-65%.
Sono naturalmente stime, legate ai risultati sportivi, alla capacità di riempire e valorizzare l’impianto e alla crescita commerciale del club. Ma descrivono bene la portata dell’operazione: lo stadio può diventare lo strumento che permette alla Roma di investire di più nella squadra, attrarre nuovi sponsor e programmare senza dipendere quasi esclusivamente da plusvalenze, cessioni e qualificazioni europee.
Pietralata come nuova frontiera
Il via libera del 28 settembre non posa ancora la prima pietra, ma rende finalmente credibile una data per farlo. Dopo anni in cui lo stadio è sembrato un miraggio, la Roma ha ora un’autorizzazione efficace, un’area definita, un investimento programmato e un percorso operativo davanti a sé.
Restano il progetto esecutivo, le gare, le opere pubbliche e la prova più difficile: rispettare i tempi. Ma la distanza tra il sogno e il cantiere non è mai stata così breve.
Pietralata può diventare molto più della nuova casa dei tifosi. Può essere il ponte tra la Roma di oggi e quella che vuole competere stabilmente con le grandi d’Europa. Il 28 settembre 2026, almeno sulla carta, quel ponte ha ricevuto finalmente il via libera.