AS Roma, il giorno della marmotta. Cronaca di una passione che si spegne

ranieri e gasperini

fonte foto: asroma.com

Ormai non è più nemmeno rabbia, è una sottile, costante rassegnazione. Per chi scrive, ma soprattutto per chi tifa, l’atmosfera che si respira attorno alla Roma è quella di un film già visto, un loop infinito che dura ormai da otto stagioni. Siamo di nuovo ad aprile e, come da triste tradizione, assistiamo al solito copione: il lavoro di sette-otto mesi che si scioglie come neve al sole (direbbe Ultimo, ndr) in una manciata di giorni, lasciandoci fuori da ogni obiettivo concreto.

L’illusione e la caduta

Anche quest’anno la musica non cambia. Nonostante l’arrivo di un tecnico come Gian Piero Gasperini, ingaggiato proprio come “garanzia” per ritrovare l’Europa che conta, l’obiettivo Champions League sembra ormai svanito. La recente sconfitta contro l’Inter (l’undicesima in questo campionato, ndr) ha agito da pietra tombale sulle speranze residue, confermando che questa squadra non riesce a superare quello sbarramento invisibile che la relega sistematicamente tra il quinto e il settimo posto dal lontano 2018/2019.

La solita “rivoluzione” d’estate

La risposta della proprietà, puntuale come le tasse, è il grido alla “ricostruzione”. Dan e Ryan Friedkin, descritti come delusi e irritati, hanno ordinato l’ennesima rivoluzione della rosa, mettendo tutti sotto esame. Si parla di rinnovi congelati per i cosiddetti “senatori” come Mancini e Cristante, e di un futuro incerto persino per Dybala e Pellegrini. È la solita solfa: si punta l’indice contro il “nucleo storico”, colpevole di non aver mai saputo trascinare la squadra al salto di qualità.

Ma noi, spettatori ormai disincantati, sappiamo che abbiamo già sentito queste parole. Abbiamo visto cambiare proprietà, dirigenti e allenatori, ma i risultati restano desolatamente identici.

Un ambiente logoro

A rendere il quadro ancora più deprimente sono le crepe interne. Mentre la presidenza invoca la tabula rasa, Gasperini difende i suoi “fedelissimi”, avvertendo che senza di loro il rischio non è il quinto posto, ma il dodicesimo. Nel frattempo, emergono retroscena su rapporti deteriorati tra il tecnico e consulenti come Claudio Ranieri, con il DS Massara a fare da “cuscinetto” tra visioni di mercato opposte.

In tutto questo marasma di plusvalenze da fare entro giugno e colpi di mercato approvati e poi sfumati, quello che si sta spegnendo è il sentimento. È difficile continuare a bruciare di passione quando sai già che, indipendentemente dai nomi sulle maglie, la stagione finirà con un pugno di mosche e la promessa di un nuovo “anno zero”. La Roma sembra prigioniera di se stessa, e noi con lei, in un disinteresse che, purtroppo, fa meno male della delusione.

Il rumore di fondo: radio, fazioni e il silenzio di Trigoria

In questo eterno “Giorno della Marmotta“, un ruolo fondamentale lo gioca il contorno. La “piazza” non è più solo un luogo fisico, ma un etere saturato dalle radio romane che, h24, alimentano il corto circuito. Invece di informare, assistiamo spesso a un giornalismo che si fa tifo, dividendo la tifoseria in fazioni inconciliabili: i “gasperiniani” dell’ultima ora contro i nostalgici, i difensori del “nucleo storico” contro chi vorrebbe radere al suolo Trigoria.

Il risultato? Una confusione totale dove ognuno urla la sua verità mentre la società resta, per certi versi, un’entità astratta. Si parla di Friedkin “delusi e irritati”, pronti a una ricostruzione totale che metterebbe tutti sotto esame, dai magazzinieri ai big come Dybala e Pellegrini.

Chi ci spiega la rotta? Eppure, in questo marasma di “bufere” radiofoniche e pareri discordanti degli opinionisti, manca una voce chiara che spieghi la strategia. Da una parte c’è un allenatore, Gasperini, che difende i senatori avvertendo che senza di loro si rischia il baratro del dodicesimo posto; dall’altra una proprietà che congela i rinnovi di Mancini e Cristante e ordina di rifondare tutto.

In mezzo ci siamo noi, i tifosi, storditi da un rumore di fondo che serve solo a coprire il vuoto di risultati. Se persino all’interno di Trigoria i rapporti tra Gasperini, Ranieri e il DS Massara vengono descritti come deteriorati o ridotti a un ruolo di “cuscinetto”, come possiamo aspettarci che qualcuno spieghi a noi quale sia il futuro?

La sensazione è che, mentre la piazza si divide su chi sia il più colpevole, la Roma continui a bruciare se stessa, stagione dopo stagione, in un silenzio assordante interrotto solo dalle urla di chi, invece di raccontare la realtà, preferisce soffiare sul fuoco del malcontento.

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