fonte foto: X @Olympiacos_BC
In un’atmosfera elettrica e carica di significati simbolici, l’Olympiacos si è laureato campione d’Eurolega per la quarta volta nella sua storia, sconfiggendo il Real Madrid di Sergio Scariolo con il punteggio di 92-85. Il trionfo assume una rilevanza quasi epica non solo per il valore dell’avversario, ma anche per il luogo in cui è avvenuto: l’OAKA di Atene, la casa dei rivali storici del Panathinaikos, trasformata per una notte nel palcoscenico del “Tripudio Rosso”.
Una finale di nervi e tattica
La partita è stata una vera e propria battaglia di scacchi tra Georgios Bartzokas e Sergio Scariolo. Il Real Madrid, nonostante le pesantissime assenze nel reparto lunghi di Walter Tavares, Usman Garuba e Alex Len, ha giocato una partita eroica, restando avanti nel punteggio per lunghi tratti. I blancos sono partiti con un perentorio parziale di 9-1, chiudendo il primo quarto sul 19-26 trascinati da un incredibile Trey Lyles (autore di 21 punti nella sola prima metà di gara, 24 totali).
Tuttavia, la profondità della panchina dell’Olympiacos e le scelte tattiche di Bartzokas hanno lentamente girato l’inerzia del match. Un momento chiave è stato l’inserimento di Tyrique Jones nel quarto periodo con la missione specifica di marcare a uomo Facundo Campazzo, un compito svolto in maniera impeccabile che ha tolto ritmo all’attacco spagnolo.
Gli eroi del titolo: Fournier e Peters
Sebbene la vittoria sia stata corale, due nomi hanno brillato sopra gli altri:
- Evan Fournier: Nominato MVP delle Final Four, il francese ha chiuso la finale con 20 punti, confermandosi il leader tecnico nei momenti di massima pressione.
- Alec Peters: Definito da molti come il vero ago della bilancia, Peters ha sfoderato una prestazione ai limiti della perfezione con 16 punti (5/6 dal campo) e 8 rimbalzi, dominando sotto le plance grazie anche al deficit fisico del Real.
Determinanti sono stati anche il rientro di Sasha Vezenkov (12 punti) e la regia silenziosa ma efficace di Thomas Walkup.
Il fattore “OAKA” e le polemiche finali
Il Real Madrid ha avuto la palla del possibile pareggio nei secondi finali, ma la tripla di Andrés Feliz non ha trovato il bersaglio. Non sono mancate le polemiche arbitrali, con Scariolo che ha sottolineato come in un ambiente così caldo “qualcosa devi metterlo in conto”, riferendosi ad alcuni fischi dubbi su Campazzo e Feliz nei momenti decisivi. Resta il fatto che l’Olympiacos ha saputo dominare il dato dei rimbalzi (42-26), sfruttando ogni centimetro concesso dai rimaneggiati blancos.
Una dedica speciale e la festa del Pireo
Al termine del match, coach Bartzokas ha dedicato il titolo a Kanella, una figura storica e molto amata all’interno del club, oltre che alla proprietà e ai veterani come Fall, che avevano sfiorato il successo per anni.
La celebrazione si è poi spostata dalle tribune dell’OAKA alle strade del Pireo, dove circa 90.000 tifosi hanno accolto il pullman scoperto della squadra alle 4:30 del mattino, illuminando la notte con una marea di fumogeni rossi per festeggiare un titolo che mancava esattamente da 13 anni (quando, curiosamente, l’avversario era sempre il Real Madrid).
Questa vittoria non solo consolida il mito dell’Olympiacos in Europa, ma rompe ufficialmente la “maledizione del primo posto” in regular season, portando i reds meritatamente sul tetto del continente.