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Il valore di Andy

andy brehme

Andreas Brehme se ne è andato. Il campione tedesco è scomparso nei giorni scorsi all’età di 63 anni a causa di un malore cardiaco. Figura fondamentale nell’evoluzione storica del ruolo di terzino sinistro che, a partire dalla seconda metà degli anni ottanta, andrà mutando come concezione evolvendosi in quello che inizierà, da lì a poco, ad essere chiamato “esterno”.

Dotato di tecnica eccellente, Andy Brehme è stato, nel panorama del campionato italiano, l’anello di congiunzione, anche nell’evoluzione della struttura fisica, tra l’eroe mundial Antonio Cabrini e colui che diverrà negli anni 90, e poi in assoluto, l’esempio di difensore completo, Paolo Maldini.

L’importanza di Brehme, nel quadro tattico dell’Inter dei record (scudetto 1988/89, ndr) ha acquisito maggior spessore nelle stagioni successive. Con la conclusione della sua avventura nerazzurra, le difficoltà nel trovare un suo degno erede divennero croniche. Anno dopo anno la lista dei candidati assunse lunghezza e qualità dei nominativi a dir poco grottesche. Roberto Carlos fu un dono caduto dal cielo, su un contesto ancora non pronto a capire il reale valore di questo super campione. Il brasiliano fu vittima delle visioni kick&run di Sir Roy Hodgson, colpevolmente assecondate da un Massimo Moratti incapace di valutare con competenza il contesto tecnico tattico del momento.

andy brehme
fonte foto: Twitter @bedconejo

La Milano interista dovrà attendere l’arrivo di Cristian Chivu a metà anni duemila per ritrovare un po’ di qualità su quel binario, in ogni caso con mansioni molto meno esplosive. Dopo oltre trent’anni ecco che Dimarco, l’attuale padrone della fascia sinistra nerazzurra, può essere ritenuto la figura più consona, nelle dovute proporzioni, a seguire le orme dello storico numero tre teutonico.

Nato ad Amburgo, vinse in patria nel Bayern Monaco ma non solo, ottenendo un sorprendente “Meisterschale” da neopromosso con il Kaiserslautern, squadra con cui ha raccolto il maggior numero di presenze della sua carriera. Il suo arrivo, dalla Baviera, alla corte di Giovanni Trapattoni non fece lo stesso clamore del contestuale acquisto, sempre dal Bayern, del più famoso Matthaus, ma nel rapporto qualità prezzo il suo ingaggio si dimostrò forse più prezioso. Entrambi saranno determinanti per la riconquista, dopo un decennio dall’ultimo, dello scudetto, ridando anche lustro europeo all’Internazionale FC grazie alla vittoria di una Coppa UEFA (stagione 1990/91).

andy brehme
fonte foto: Twitter

Dal punto di vista tattico Brehme divenne, alla stregua di Branco e successivamente Mihajlovic, esempio di difensore capace di leggere il gioco con occhi da centrocampista e piedi capaci di telecomandare il pallone ovunque lui desiderasse, anche a quaranta metri di distanza. Forte nell’esecuzione dei calci piazzati, li rese interessante soluzione di assist per i colpi di testa dei vari Aldo Serena e Jurgen Klinsmann, oltre che per le conclusioni da fuori area di Lothar Matthaus.

Fu Andreas, non Lothar, a presentarsi sul dischetto all’Olimpico di Roma per battere il rigore determinante nella finale mondiale contro l’Argentina nel 1990. Lui mancino all’anagrafe tiro’ di destro senza che si notassero differenze, tantomeno emotività. Il suo nome porta l’ultimo trofeo alla Germania Ovest: tre mesi dopo quel luglio italiano l’unificazione tedesca verrà ratificata anche nello sport.

andy brehme
fonte foto: Twitter

Tante le testimonianze di profonda amicizia tra gli ex compagni, che hanno sottolineato tutti quanto fosse stata persona di spessore umano non indifferente. Le difficoltà avute nella vita privata nell’ultimo decennio sono questioni su cui mantenere rispetto e riserbo. Andreas Brehme: un altro tassello dell’infanzia, un’altra figurina del personale album dell’adolescenza che malinconicamente saluta e si allontana.

fonte foto copertina: Twitter @andreapecchia1

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