Profondo Juve

tifosi juventus

Lettera d’accusa alla mia squadra del cuore – Quarta e ultima puntata

Essere tifosi significa parteggiare, parteggiare significa non essere distaccati nelle valutazioni, condizionate dal sentimento che si ha nei confronti di questa o quella parte. Difendere quindi incondizionatamente il nome Juventus, dalla tempesta giudiziaria che la sta investendo, proclamando l’esistenza di un sistema persecutorio costruito ad arte, è qualcosa con cui i sostenitori bianconeri danneggiano la società stessa.

Si crea un equivoco giustificante: la dirigenza juventina non ha operato secondo le regole. Se il sistema è sbagliato, se la struttura della giustizia sportiva fa acqua da tutte le parti, se si invoca una riforma profonda, moderna e completa, rimane però un elemento costante. A carico della Juventus ci sono una quantità di capi d’accusa che non possono lasciare indifferenti. Su alcuni comportamenti avuti, la società di Torino è indifendibile. Meglio la coscienza pulita, o almeno non così sporca, e il sistema che salta, piuttosto che insistere ad oltranza facendosi scudo, anche nelle chiacchiere da bar, su cavilli legali o comparazioni con altri club.

Negli ultimi anni troppo spesso abbiamo osservato come la visione del tifo venga esacerbata con concetti come onore e identità. Marcando esageratamente l’accento sul merito quasi divino che questa o quella squadra possiede grazie alla propria storia passata. Il sistema calcio è un universo gattopardesco in lenta implosione, che fa finta di non accorgersi del dramma in cui sta precipitando ed è incapace di leggere i segnali che lo possono salvare. Nella dimensione del tifo si è persa da tempo tanta dell’autenticità della passione che ci ha fatto innamorare di questo sport quando eravamo ragazzini.

Juventus Fiore 2
© Fiore Di Feo / SportCorner.info

Chi comanda il calcio in Italia fa veramente troppo poco per difendere chi ha voglia solo di vedere una partita di pallone. Inammissibile come ancora gli stadi siano, soprattutto in ambito metropolitano, terra di nessuno. Poche centinaia di esagitati vincolano una curva a sostenere o meno la squadra. Le “convocazioni” dei giocatori del Milan con i capi ultras al termine di una partita, lo svuotamento della curva interista alla notizia dell’omicidio di un malavitoso esponente del tifo organizzato, le realtà razziste romane. Tante altre situazioni discutibili, dove anche il tifo juventino non si tira indietro, polemizzando con la dirigenza per lo stesso motivo per cui tante “curve” sono in attrito con le società. Favori e agevolazioni, vivendo la squadra come una proprietà. Follia.

Una severissima autocritica in questo ambito rimane l’unica speranza affinché il tifoso “normale”, a cui interessa solo il pallone, la partita, la propria squadra non debba sentirsi, soprattutto lo juventino, continuamente accusato, quasi colpevole di amare questi colori.

Juventus Fiore 1
© Fiore Di Feo / SportCorner.info

Il mio sangue è bianconero, dall’infanzia. Appartengo alla generazione che si è innamorata della Juve grazie a Platini. Giocatore meraviglioso, di un’altra epoca.

Il tifo ha attraversato decenni di partite, con una passione divenuta sempre più forte nel sostenere e difendere i colori della mia squadra. Chi ama una squadra sa bene quanto questo sentimento agiti e faccia soffrire l’animo, sia in tempi di gioie che di sventura, sia in gioventù che più avanti negli anni. Ho raggiunto un’età nella quale il mio spirito critico è mal disposto, sull’argomento calcio, ad accettare compromessi posticci, giustificazioni comiche, frasi fatte e argomentazioni vuote.

Soprattutto da quando sono zio di un piccolo “gobbo” di quasi nove anni che quest’anno mi ha emozionato immensamente, quando siamo andati insieme allo stadio a vedere la nostra Juve.

Juventus Fiore 3
© Fiore Di Feo / SportCorner.info

Comprendere il suo “sentire le farfalle nello stomaco” man mano che ci si avvicinava al campo, i suoi occhi rapiti da ogni dettaglio dello stadio, entusiasmarsi nel riconoscere dal vivo i giocatori visti in televisione, sentire i cori, seguire la partita agitandosi e commentando con me le azioni, esplodere di gioia, come mai l’avevo visto fare, per un gol. Meraviglioso e commovente per uno come me, senza più tanti capelli e con il bianco che aumenta nella barba nera.

Questo tipo di calcio voglio per lui, questo tipo di sentimento desidero possa coltivare con passione, custodendolo con attenzione, crescendolo con costanza. Che possa vivere la Juve con la stessa intensità di un amore adolescenziale. Come ho fatto anche io e di cui non mi sono mai pentito, qualunque risultato ottenesse la mia squadra.

Quella squadra di cui da bambino sognavo la maglia, di cotone con scollo a V, che ricevetti in regalo da mio padre.

Non originale, con cucito a macchina lo sponsor storico degli anni ottanta. Per me era la maglia più bella del mondo.

Juventus Fiore 4
© Fiore Di Feo / SportCorner.info

fonte foto copertina: Twitter @chiara56543176

Condividi

Altri articoli