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Lettera d’accusa alla mia squadra del cuore – Prima puntata

Il finale di stagione, storicamente, è stato per la Juventus il momento dei trofei nazionali e delle finali internazionali, con queste ultime, a dire il vero, decisamente più perse che vinte.

Con il 30 giugno si chiude ufficialmente la stagione sportiva 2022/23, che sul campo si era conclusa per i bianconeri con molto anticipo in Italia, e in Europa è stata decisamente sotto le aspettative. Per colpe proprie, gravi e profonde.

Il flop, su tutta la linea, del club torinese ha origini lontane. La sua assenza ingiustificata dai vertici risalta maggiormente al termine di quest’annata dove in Europa tre squadre italiane sono arrivate in finale (Inter,Roma, Fiorentina, ndr) e il campionato l’ha vinto quella (Napoli, ndr) che, di gran lunga, ha espresso in Italia il calcio più bello da vedere.

Il balletto sulle penalizzazioni, le udienze in tribunale, il patteggiamento, le dichiarazioni di Gravina, le decisioni della Uefa sulla possibile esclusione dalle coppe e sulla maxi multa. Eventi che stanno vedendo la Juve come protagonista della cronaca già da alcuni mesi. Situazioni che non sono le cause del “male” che attanaglia da qualche tempo la società di Vinovo ma conseguenze di sue scellerate decisioni strategiche.

Rendiamo più chiaro il concetto: non ci fossero state queste problematiche, nate all’esterno della società, l’annata sarebbe stata diversa? A mio parere no.

andrea Agnelli
fonte foto: Twitter @Boboj29

La stagione è stata fallimentare, diamo ad ogni cosa il proprio nome, non per tutti questi accadimenti esterni ma, in primis, per forti criticità interne e di lungo corso, che quest’anno hanno raggiunto il punto di rottura.

L’analisi dei quattro fondamenti, su cui ogni club calcistico sviluppa la propria esistenza, aiuta a capire tante cose. Società, allenatore, giocatori e tifosi. Tutti hanno avuto colpe gravi, mancanze evidenti e comportamenti discutibili. Affrontare senza attenuanti, con serietà e responsabilità gli errori commessi, è l’unico modo per potersi ricostruire un’immagine. Creare forte discontinuità con il passato, lavorando alla ricerca di uno spirito nuovo su cui costruire una differente e riconoscibile personalità. Affinchè la data del primo luglio divenga simbolo di svolta e non solo semplice apertura di una nuova stagione sportiva.

Un presupposto fondamentale, indiscutibile e senza cui ogni ragionamento sulla dirigenza è inutile, è quello della colpevolezza. Chi è stato al comando della società bianconera negli ultimi dodici anni ha giocato con il fuoco. Quest’anno è arrivato il conto, salatissimo, nonostante le avvisaglie delle scorse stagioni.

Azzardi di mercato. Il peccato originale è senza dubbio CR7. Ingaggiare Cristiano Ronaldo per vincere la Champions senza poi riuscire neanche lontanamente ad avvicinarsi alla finale.

La sua statistica prima di arrivare a Torino (quattro coppe conquistate negli ultimi cinque anni, ndr), offriva qualche indizio: della serie, non può vincerla sempre lui.

L’ultimo anno in bianconero del portoghese, era difficile prevedere la sua richiesta di cessione?

La panchina a Bologna per tutti i novanta minuti all’ultima giornata (maggio 2021, ndr) era “l’elefante nella stanza”. La Juve ottiene l’accesso alla Champions in Emilia, solo grazie al suicidio del Napoli in casa con il Verona, e lui non gioca. A settembre ecco che la società dice di trovarsi spiazzata dalla situazione. Con il mercato in chiusura e nessuna alternativa, concreta e all’altezza (la prima sarà Vlahovic il gennaio successivo) pronta per sostituire il campione di Madeira desideroso di tornare al vecchio amore, ovvero il Manchester United.

agnelli e Ronaldo
fonte foto: Twitter @RiccardoMeloni4

Altra questione è l’incidenza pandemica sui bilanci. Senza pandemia sarebbero davvero stati a rose e fiori? I dubbi sono tantissimi, anche perché la querelle stipendi, accordi di facciata con i giocatori per sospendere il pagamento di alcune mensilità degli ingaggi durante il lockdown 2020, porta a pensare che la società abbia colto la palla al balzo, sfruttando la pandemia come salvagente a cui aggrapparsi, per motivare problemi di bilancio che iniziavano ad ingigantirsi in modo preoccupante già da tempo.

Contrasti di potere: Marotta regalato all’Inter per vanità del presidente Andrea Agnelli, desideroso di marcare indelebilmente questi anni di dirigenza con il suo nome e quello di nessun altro. Il rampollo sabaudo ci ha messo impegno e c’è riuscito, purtroppo, e non solo con la questione Ronaldo. Gli scudetti vinti in serie non sono stati sfruttati per fare programmazione tecnica virtuosa. Il tentativo di intraprendere un percorso nuovo, con l’ingaggio di Sarri prima e Pirlo poi, portatori di trofei ma comunque “bruciati” dai dubbi amletici di un presidente con scarsa competenza calcistica. Andrea Agnelli si prende la responsabilità di sollevarli dall’incarico, sacrificandoli sull’altare di una sospetta impazienza dirigenziale, quando in realtà la stessa era schiava delle lune di CR7.

Nedved e Agnelli
fonte foto: Twitter @juve_romy

Competenze inadeguate in alcuni punti nevralgici della società. L’apporto di Nedved, concretamente, qual è stato? Che funzioni ha svolto, oltre andare sempre in escandescenza in tribuna e sostanzialmente non essere mai ascoltato nel momento in cui era in disaccordo con presidente e direttore sportivo? Perché il ds Paratici aveva quell’esagerata libertà d’azione? Il dilemma di un decennio: perché Del Piero mai seriamente contattato per un ruolo dirigenziale?

Lo sviluppo di determinate strategie di medio e lungo periodo sono state minate da troppi errori palesi. Agnelli & c. si sono sentiti autorizzati a fare tutto e il contrario di tutto.

Agnelli e Paratici
fonte foto: Twitter @forumJuventus

La ricerca del predominio nella politica calcistica internazionale attraverso la clamorosa gaffe SuperLega rimane una figuraccia da dilettanti, difficile da cancellare.

fonte foto copertina: Twitter

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