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Alla scoperta dell’universo Serie B

Inzaghi, Gilardino Grosso Serie B

2a puntata: la dura vita del campione del mondo

L’esonero in casa Genoa di mister Blessin ha portato, lo scorso dicembre, la società rossoblù ad affidare la panchina della prima squadra al responsabile della Primavera. Questa promozione ha offerto ad un altro campione del mondo 2006 l’occasione di cimentarsi nella sfida più importante della propria giovane carriera d’allenatore.

Alla scoperta dell’universo Serie B | 1a puntata: la provincia virtuosa

I Campioni del Mondo

Alberto Gilardino si è aggiunto così quest’anno a Fabio Grosso, Filippo Inzaghi, Daniele De Rossi (sostituito poi a Ferrara da Massimo Oddo, altro campione del mondo, ndr) e Fabio Cannavaro (sollevato dalla panchina del Benevento qualche giornata fa, ndr). Affrontare un campionato tanto impegnativo quanto insidioso, come quello della serie B italiana, implica per un tecnico giovane, nonostante abbia un curriculum da calciatore di livello assoluto, la necessità di affinare il più rapidamente possibile le competenze utili alla gestione del gruppo e la capacità d’immergersi dentro una realtà in cui non sempre chi è più forte tecnicamente ottiene i risultati migliori.

Pippo Inzaghi e Pirlo
fonte foto: Twitter @cilentoRossone1

Su questi allenatori aleggia poi spesso la nomea del predestinato. Ruolo che, a detta di alcuni, quasi per un non meglio identificato dono divino, permetterebbe loro di cogliere occasioni non alla portata di tutti gli aspiranti allenatori, incatenandoli però ad un livello di aspettative molto superiore alla media. Ricordiamo bene quanto inchiostro è stato consumato al momento della nomina di Andrea Pirlo alla guida della Juventus. Senza dimenticare quando, ancora prima, Filippo Inzaghi venne designato come il prescelto da Silvio Berlusconi per sdoganare in Italia il guardiolismo come idea di affidare la direzione tecnica di grandi club a giovani grandi ex calciatori, senza che avessero ancora nessuna precedente esperienza in panchina.

I figliocci di Marcello Lippi, da cui tutti, chi più chi meno, hanno dichiarato di aver assorbito molte delle competenze e dei dettami tattici a cui ispirare la propria filosofia di gioco, non hanno avuto, finora, vita facile. Esperienze e percorsi diversi di ognuno dei campioni sopracitati, a cui è giusto aggiungere anche Alessandro Nesta e Rino Gattuso (anche loro svezzati masticando alacremente Serie B) si ricongiungono quasi sempre quando viene affrontato il rapporto con la proprietà delle società.

Emblema recente del concetto è l’esperienza, breve ma intensa, vissuta da Daniele De Rossi sulla panchina della Spal. Dopo le primissime settimane di enfasi, legata alla rilevanza della figura tecnica che si rappresentava e all’entusiasmo del voler trasmettere le proprie idee per costruire valore nel progetto, anche Capitan Futuro ha cozzato, emotivamente e caratterialmente, contro l’amara e dura realtà. Le proprie attese sulla ricettività della società, alle indicazioni offerte per intervenire sul mercato, non hanno avuto il riscontro sperato.

Cannavaro e De Rossi Serie B
fonte foto: Twitter @SerieBTurkiye

Tradotto: mister tu pensa al campo, il materiale lo scegliamo noi e con quello che ti mettiamo a disposizione fai quello per cui ti abbiamo ingaggiato. La storia tra Fabio Cannavaro e il Benevento si è sviluppata sulla medesima falsa riga. Inzaghi (situazione critica la sua nell’ultimo periodo in Calabria), Oddo e Grosso hanno invece già maturato più esperienza, anche gestionale, nella categoria. I primi due avendo in più anche già raggiunto in passato la promozione in A, il terzo vedendo il traguardo oramai vicinissimo.

fonte foto copertina: Twitter @GoalItalia

A cura di Fiore Di Feo

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