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Alla scoperta dell’universo Serie B

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1a puntata: la provincia virtuosa

Poco più di un paio di mesi per mettere in archivio la stagione regolare di questo campionato di Serie B. Innumerevoli sono le considerazioni che si possono fare sul torneo di quest’anno.   

La formula della competizione ha da tempo affermato il valore della propria identità.  Il meccanismo dei play-off è azzeccato, soprattutto quando si creano stagioni equilibrate come questa. Certo il Frosinone sta facendo corsa a sè, comandando la classifica senza che ad agosto venisse annoverata tra le potenziali squadre ammazza campionato. Molta attenzione deve essere fatta però al suo calendario, avendo trasferte (Cagliari e Pisa, ndr) e avversarie (SudTirol, Reggina e Genoa, ndr), che incrocerà in casa in questi ultimi due mesi.

frosinone serie b
fonte foto: Twitter @Frosinone1928

Scorrendo la classifica notiamo che, alle spalle dei ciociari, molte delle grandi favorite non hanno rispettato le attese. Ammettiamolo, sotto l’ombrellone, in spiaggia, l’estate scorsa, tutti erano pronti a dichiarare che Genoa, Cagliari e Parma avrebbero fatto un sol boccone di quest’annata, rendendo la competizione una formalità quasi al livello della stagione 2006/07.

2a puntata: la dura vita del campione del mondo

Al tempo, Juventus, Napoli e Genoa fecero il vuoto dietro di loro, al punto che il distacco con la quarta determinò le promozioni dirette senza passaggio dai play off, unico caso da quando c’è questa formula. Senza sviscerare nel dettaglio tutte le singole realtà che, nel bene e nel male, questa serie B ha messo in vetrina, appare molto interessante osservare come alcuni trend generali tendano a ripetersi in più contesti specifici.

Un primo, palese, indiscutibile aspetto che questa stagione dimostra, giornata dopo giornata, è che programmazione nei progetti, risultati sul campo e disponibilità economiche non vanno mai di pari passo. Troppo spesso, purtroppo, presidenti e direttori sportivi si convincono che acquisti onerosi, e nomi di grido, determinino automaticamente affidabilità, sicure prestazioni e risultati al livello d’attesa.

La serie B è categoria molto complicata. La sua durata incide profondamente sulle dinamiche psicologiche che si sviluppano tra le varie componenti umane presenti all’interno di una società calcistica. Avere pazienza, saper attendere, far maturare le risorse a disposizione. Gestire in maniera imprenditoriale e con spirito aziendalistico i capitali a disposizione richiede competenza, vera e concreta. Tali virtù tendono a svilupparsi meglio dove non c’è la sincopatica ricerca della vittoria, della scalata alle posizioni in classifica anche a costo di stravolgere i bilanci.

cittadella serie b
fonte foto: Twitter @ascittadella73

Un contesto come quello di Cittadella, laboratorio eccellente sia per veder lavorare tecnici emergenti che giocatori cresciuti nei vivai delle principali società italiane, rappresenta una tappa fondamentale da studiare per chi vuole capire il vero contributo, la reale funzione che il movimento serie B dovrebbe dare all’intero sistema calcio italiano. Tra i virtuosi è giusto citare, al fianco della società veneta, la rifondazione del Modena e la novità SudTirol. Gli emiliani sono risorti dalle ceneri di una delle innumerevoli mala gestioni finanziarie, che hanno caratterizzato l’ultimo decennio di tante squadre di città medio piccole. Trovata stabilità societaria i “canarini” hanno affidato il progetto tecnico ad Attilio Tesser, professionista serio e con esperienza decennale nella categoria, artefice di straordinarie stagioni in piazze poco abituate a palcoscenici importanti (Novara e Pordenone, ndr).

3a puntata: dollari e tifo romantico

Il SudTirol è forse la realtà calcistica nazionale su cui si accentra maggiormente la curiosità degli appassionati. Bolzano è piazza atipica per il palcoscenico pallonaro di alto livello e la visione sportiva presente a livello dirigenziale è bel lontana da sperperi e azzardi privi di logica. Lo stampo teutonico sulla gestione societaria risalta osservando come l’assetto amministrativo sia profondamente atipico per gli standard del calcio italiano. Nessun azionista di riferimento, salary cap, quota societaria garantita alla sezione giovanile non agonistica del gruppo sportivo tramite piccolo azionariato popolare, investitori locali, devoluzione per statuto al settore giovanile di almeno un terzo del budget annuale, assenza di compensi per i consiglieri d’amministrazione.

Bisoli SudTirol Serie B
fonte foto: Twitter @teoocchiuto

Pur avendo recente data di fondazione (inizio anni ’70, ndr), la società biancorossa ha già fatto parlare di sé nel passato, avendo più volte sfiorato la promozione dalla LegaPro alla Serie B nel corso dell’ultimo decennio. Nomi interessanti, e ora conosciuti ai più, si sono accomodati sulla panchina alto-atesina: Bruno Tedino, Marco Baroni, William Viali, Giovanni Stroppa e Paolo Zanetti giusto per citare i più recenti. I bolzanini, ora affidati alle ruvide ma sapienti mani di mister Bisoli, sono in pista, partecipando con ampio merito e fondate speranze, al gran ballo per la promozione in serie A.

A cura di Fiore Di Feo

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