Alla scoperta dell’universo Serie B

Kyle J. Krause presidente parma

3a puntata: dollari e tifo romantico

Qualche anno fa la Lega di Serie B coniò l’ottimo claim “il campionato degli italiani” per pubblicizzare l’inizio di una nuova stagione del campionato cadetto. Oggi il concetto calza perfettamente osservando le piazze importanti che partecipano al torneo. Non è solo una questione di valore tecnico ma di apporto emotivo e passione con cui alcune città vivono il calcio, che ci siano o meno i risultati attesi. L’attaccamento ai propri colori accende il tifo in molti stadi, rendendoli dei catini difficili da espugnare.

Ranieri Cagliari
fonte foto: Twitter @CagliariCalcio

Alcune tifoserie sono encomiabili, seguendo la propria squadra con veri e propri esodi in ogni parte d’Italia. Genoa, Cagliari, Bari, Palermo, Reggina, Pisa rappresentano realtà in cui il senso di appartenenza con il territorio va oltre la semplice partita del fine settimana. La dichiarazione d’amore di Claudio Ranieri al Cagliari e al popolo sardo, la scelta di cuore di Buffon di concludere la carriera a Parma, non rendono comunque a sufficienza l’idea del valore delle esperienze vissute in alcune città, di come queste entrino nell’animo di professionisti abituati a girovagare per lo stivale e non solo.

Alla scoperta dell’universo Serie B | 1a puntata: la provincia virtuosa

La visione romantica del calcio di una volta, che spesso, per fortuna, proprio nelle categorie minori si riesce ancora a scorgere, vede, negli ultimi anni, l’avvicinarsi all’orizzonte di nuovi nemici. Non basta il calendario spezzatino, prima conseguenza della bolla diritti tv, che prima o poi scoppierà in maniera drammatica. Non basta un’organizzazione dei campionati troppo ampia e pesante per autofinanziarsi, con cento squadre professionistiche, alcune con bilanci che farebbero gridare allo scandalo anche il ragioniere che tiene la contabilità del nostro condominio. Non basta che siano in circolazione presidenti in stile padre-padrone, a Brescia, Terni e Benevento sanno di cosa stiamo parlando. Non bastano multinazionali mediorientali, più o meno identificabili, già da tempo presenti con progetti ambiziosi a Palermo (con supervisione del Man. City, ndr) e a Como (trovare Cesc Fabregas in rosa e Dennis Wise come CEO deve far sorgere qualche interrogativo).

Fabregas Buffon Serie B
fonte foto: Twitter @RetroShirtsFC

Le presidenze straniere

Dopo tutto ciò, ecco anche lo sbarco in massa nel BelPaese degli zii d’America. Una schiera di tycoon, quasi sempre sconosciuti ai più, provenienti dai più disparati settori industriali d’oltreoceano, pronti a versare ingenti capitali nell’industria calcio.

Non si vuole contestare lo spirito imprenditoriale, con il quale veri professionisti del business si approcciano a questo animale strano che è il calcio italiano. Questi piccoli e grandi magnati hanno una visione meravigliosa di come creare ricchezza dalla gestione di eventi sportivi e desiderano poterla applicare nel sistema sportivo italiano. Tutto quello che può aiutare un paese profondamente arretrato nelle infrastrutture sportive è benvenuto.

Quanto però può dare speranza per il futuro, ad un sistema dissestato come quello del nostro calcio, l’intervento di soggetti culturalmente così distanti da noi? Senza scomodare i presidenti loro conterranei di Serie A, gli americani della cadetteria appaiono visibilmente scandalizzati da quanto la burocrazia e la vaghezza legislativa contamini, in questo angolo di vecchio continente, lo sviluppo di qualsiasi progetto in larga scala. La concezione di sport professionistico nella visione a stelle e strisce prevede sentimento, passione ed emozione, solo se frutta denaro.

2a puntata: la dura vita del campione del mondo

Al loro arrivo in Italia i vari Tacopina a Ferrara, Krause a Parma, Knaster  a Pisa, Niederauer a Venezia hanno rilevato, al ribasso più estremo, le quote di maggioranza di società in grossa difficoltà economica, aspettando spesso, a discapito di tanti tifosi speranzosi, che i titoli sportivi fossero vacanti per fallimento o molto vicini al burrone. Fateci caso: non c’è nessuno, proprio nessuno, di questi manager che ambiscono ad acquistare una squadra che al primo posto del proprio business plan non abbiano inserito lo stadio nuovo, completo di centro sportivo, area residenziale, area commerciale tematica, spazi che permettano ai tifosi di godere della struttura sportiva oltre il singolo evento, sette giorni su sette. Il dubbio che sorge riguarda la possibilità che i progetti proposti di sviluppo immobiliare non vedano la luce, bloccati da amministrazioni locali e sovraintendenze varie. Cosa succederebbe a quel punto? Il dietrofront di queste proprietà estere, indispettite dall’aver perso tempo e denaro, a costo di lasciare sul campo le carcasse di club gloriosi con storia centenaria. Questo è quello che, irrimediabilmente, attende il nostro calcio nel prossimo futuro? Il denaro fresco è davvero l’unica chiave di salvezza per il movimento?

joe tacopina spal
fonte foto: Twitter @spalferrara

Il tifoso vuole partecipazione, trasporto, identità. Tutto questo lo pretende anche da chi è alla guida della sua squadra del cuore. Il tifoso vuole relazione, confronto, chiarezza, possibilità di critica sulle scelte, sulle competenze sportive che guidano le strategie societarie. Il tifoso paga il biglietto.

Il tifoso si trova spiazzato, e la cosa in varie piazze sta accadendo, quando si rende conto che dall’altra parte trova figure preparatissime in ambito di strategia aziendale ma con lacune tecniche devastanti su cosa significa gestione sportiva. A Parma si racconta, leggenda o meno non si sa, che solo dopo aver rilevato la società ducale, il nuovo presidente Kyle Krause abbia scoperto che il calcio professionistico europeo è regolato da un articolato ed eterogeneo sistema di promozioni e retrocessioni tra varie serie e categorie.

Ognuno deve rispettare il proprio ruolo e nei settori nevralgici deve delegare, affidandosi a chi ha competenze conclamate. Nel calcio, tanto più in quello delle serie minori, dove le luci della ribalta sono un po’ più tenui, non si può inventare direttore sportivo o responsabile dell’area tecnica un manager che non ha mai avuto a che fare con il campo o con quella fiera delle vanità che è il calciomercato, dove le figure di rilievo sono mercanti di sogni chiamati procuratori. Tantomeno questo genere di presidenti non può pretendere di avere voce in capitolo, spesso determinante, sulla gestione tecnica solo perché mette il denaro.

La competenza

Cheddira bari
fonte foto: Instagram @walo_98

Responsabilità e potere alle competenze. Ci sono, per fortuna, anche casi in cui la logica, stranamente, prende il sopravvento. Nobili decadute, alcune delle quali risalite dall’inferno della LegaPro, da cui è iniziata la loro rifondazione societaria, stanno ottenendo risultati con progetti oculati, preparazione manageriale e valorizzazione dei talenti. Cheddira del Bari, Caso del Frosinone e Brunori del Palermo sono gli esempi più evidenti di come sia dimostrabile investire capitali con intelligenza, senza farsi condizionare dal blasone del singolo giocatore, studiandone invece le potenzialità, al fine di valutarne l’utilità nel contesto in cui verrebbe inserito.

curva cosenza serie b
fonte foto: Twitter @Rinointerista
curva ascoli
@calciomercato_m

Credendoci. Dando fiducia alle scelte fatte, quella fiducia che si trasforma in risorsa da sfruttare assolutamente, non solo per quelle società che sognano il ritorno nel calcio che conta, ma anche per quelle realtà abituate al purgatorio cadetto. Ascoli, Perugia, per non parlare di Cosenza. Piazze dove ai tifosi basta vedere la maglia sudata e i colori difesi con orgoglio. Questo genere di tifosi meriterebbe che il calcio amato da loro venisse tutelato un po’ di più. Null’altro.

A cura di Fiore Di Feo

fonte foto copertina: Twitter @SignoreMorty

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