(a cura di Fiore Di Feo) | Chiuso il 2022 ecco che tra pochi giorni la quotidianità di tanti appassionati ritroverà un appuntamento
Proviamo ad assegnare una parola e un concetto ad ognuna delle venti protagoniste, scorrendole nell’ordine della classifica attuale. Mini guida di pochissime righe, per capire cosa le attende, da ora ad inizio giugno, quando il campionato taglierà il traguardo della trentottesima giornata.
Napoli: Scaramanzia.
E’ tempo di lasciarla da parte. La squadra è forte nella testa, sia intesa come mentalità che come guida tecnica e dirigenziale. E’ il momento di guardare oltre, raccogliere i frutti, più che meritati, del lavoro prodotto. Finora ha sicuramente overperformato, da adesso deve concretizzarsi la consapevolezza di essere una grande società a livello internazionale.
Ritrovare un roster senza problemi fisici semplificherebbe le cose (e non poco). La capacità di credere nella logica del progetto iniziato due anni fa deve rimanere alta, i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Prima in classifica delle squadre che stanno facendo un campionato normale. Ci sarà un perchè. Proseguire nella valorizzazione delle scelte di mercato è fondamentale.

Juventus: Pulizia.
La storia ora non serve a niente se non a creare nostalgia e inuliti illusioni. Aprire le finestre per cambiare l’aria, per far entrare nuove idee, nuove strategie, una nuova mentalità. Uno spirito nuovo che crei discontinuità, non forte ma fortissima, con il recente passato. A costo di non vincere per un pò, per poter vincere con più soddisfazione in futuro.
Lazio: Memoria.
Il sogno di Sarri. Che la squadra riesca finalmente ad acquisire sistematicamente il suo pensiero, chiunque siano gli interpreti. nonostante qualche incidente di percorso, i biancocelesti, terminasse ora il campionato, sarebbero in Champions. Tante risorse ancora non hanno espresso al massimo il loro talento. Questa deve essere la chiave per abituarsi alla velocità da sostenere quando ci si trova nei piani alti della classifica.
Inter: Stabilità.
La squadra con la rosa effettiva meglio assortita. Trovata la strada della regolarità nei risultati non bisognerà crearsi dubbi inutili legati a tentazioni tattiche. La bellezza è negli occhi di chi guarda, i punti nelle tasche di chi vince. Convogliare il desiderio di riscatto di chi fino ad ora ha deluso sarà l’elemento determinante per risalire rapidamente la classifica.
Atalanta: Intuito.
Uno dei più rinomati laboratori d’Europa. La straordinarietà del prodotto finale è il risultato di una combinazione di fattori semplici che spesso vengono sminuiti dalla poca pazienza che il sistema calcio genera. Ogni risultato, ogni scelta, ogni rinuncia, ogni sacrificio che viene messo in preventivo a Bergamo avrà i suoi effetti nel futuro prossimo. Quest’anno non farà eccezione, qualunque sia la classifica finale.
Cosa rara sotto il Colosseo sponda giallorossa, anche se l’ultimo biennio ha mostrato profondi e positivi miglioramenti. Quasi come un riflusso da provinciale, alcuni panni sporchi non sono stati lavati all’interno dello spogliatoio, presunte piccole e grandi acredini all’interno del collettivo hanno creato una catena di supposizioni sulle scelte per la prossima stagione. Forse è arrivato il momento del primo intervento umorale della proprietà davanti allo staff tecnico, per far capire che tanto ancora si può ottenere e che il trofeo della scorsa stagione è solo l’antipasto.
Udinese: Consapevolezza.
Alla ripartenza della stagione sarà importante riuscire ad attualizzare il valore di quanto fatto nei primi mesi del campionato. Le ultime giornate hanno scolorito le prestazioni di carattere che hanno portato alla ribalta nomi poco conosciuti al grande pubblico ma di ottima prospettiva e clamoroso plusvalore. In Friuli non sono degli sprovveduti, sanno che far quadrare i conti producendo qualità si ottiene con il tempo, il lavoro e la professionalità. Da trent’anni una delle piazze calcistiche più all’avanguardia nell’interpretare il prodotto calcio come impresa.
Torino: Maturità.
La nomea caratteriale, che ha fatto la storia del club, rischia spesso di far affogare i progetti sviluppati attorno al Filadelfia in un mare di emotività e nervosismo. Le competenze tecniche a volte non vengono assistite da sforzi manageriali coordinati. Se si hanno i soldi bisogna avere il coraggio di investirli senza temere temporanei trend negativi nei risultati. La tensione agonistica che l’allenatore sa trasmettere sono un valore aggiunto, figlio di una scuola (quella slava) le cui radici affondano in un terreno dove il calcio è saggezza e cultura di un popolo.

Fiorentina: Estetica.
La piazza reclama, spasima, esige bellezza. I soldi messi sul piatto dalla proprietà sono la garanzia di volontà di voler riportare il bel calcio a Firenze. A volte la pressione per raggiungere subito i risultati porta a voler accellerare passaggi del progetto o investire con le stimmate del talento giocatori validi ma nulla di più. Il presidente può apparire come folkloristico ma ci mette sempre la faccia, fregandosene del politically correct. Conosce il valore del denaro, riconosce le competenze quando le incrocia e non si fa illudere dalle apparenze che il calcio di oggi porta tanti a ritenersi luminari. I colori viola hanno un bacino d’utenza troppo competente per rimanere ancora tanto ai margini del calcio che conta.
Sarà un proseguo di stagione che verrà affrontato con occhi diversi, con un cuore più pesante e una rabbia sportiva non ordinaria. La guida tecnica è abituata a plasmare arte povera e questi sei mesi saranno ottima occasione per dimostrare la qualità delle idee tattiche. Il lascito umano e morale di Sinisa guiderà certamente i rossoblù verso una missione d’onore che non può essere tradita. Il popolo felsineo sarà pronto a rimarcare alla squadra la promessa in ogni momento di debolezza. Il pianto sarà autorizzato solo a obiettivo raggiunto, nel segno di chi ora non c’è più.
Di questi tempi, l’anno scorso, in queste ore, era appena iniziata una nuova vita per il club campano. Nessuno avrebbe creduto che la storia di Lazzaro si sarebbe potuta realizzare nei cinque mesi a seguire. Solitamente si dice che il difficile non è fare l’impresa ma è riconfermarsi. A Salerno quest’anno avranno meno da temere. La velocità di inquadrare una visione imprenditoriale nel progetto è tutta farina uscita dal sacco del nuovo presidente, che dispensa passione, volontà, soldi, idee e qualche boutade provocatrice per tenere alta la tensione nel gruppo. La linea pare tracciata, il territorio pronto per godersi una crescita tecnica, palcoscenici prestigiosi e campioni fino a pochissimo tempo fa visti solo alla televisione.
Empoli: Disincanto.
Società faro nel palcoscenico internazionale, quando si parla di come si fanno crescere i giovanissimi, prima di tutto come uomini e poi come atleti. In termini di risultati, le stagioni più deludenti sono sempre state quelle dove, nel costruire progetti tecnici, si è confusa serietà con seriosità.. Ambiente che predispone i talenti a provare, azzardare, rischiare la giocata. Senza assillo del risultato obbligatorio. In Toscana arriva solo la qualità vera, capace di mettersi in discussione per capire se della pasta giusta per venire presa in considerazione dal calcio che conta. Quanto sta crescendo quest’anno pare mostrare più di un getto interessante.
Monza: Crescita.
Il Condor sa fare il suo lavoro. Quando si parla di calcio, al Cavaliere potranno essere fatte osservazioni di tutti i tipi. Messi insieme creano però una chimica inconfondibile, fatta di esperienza e competenza che hanno fatto scuola. L’azzardo lo mangiano a colazione, a pranzo stuzzicano la fantasia dei tifosi con scelte imprevedibili, a cena si godono il gusto del piatto creato. La sosta, il fermarsi a riflettere sui dubbi, non è preventivato nel loro agire. Così saranno i prossimi sei mesi, costantemente proiettati a guardare non al domani, ma al giorno ancora successivo. Tutto ciò che arriverà sarà sempre inteso come il minimo che ci si attendeva.
Sassuolo: Identità.
Mai come quest’anno il profilo dei neroverdi è influenzato dalla figura tecnica e caratteriale rappresentata da Berardi. La squadra ha una fisionomia quando il numero dieci è in campo ed è libero da problematiche fisiche, tutt’altra cosa se assente. Il ricambio in campo, nei ruoli strategici, rispetto alla scorsa stagione, non ha ancora sviluppato i valori attesi. La guida tecnica, una delle migliori espressioni della meglio gioventù italiana in panchina, sta trovando un’insolita e imprevista difficoltà a far apprendere il proprio linguaggio tattico. La sensazione è che, in quest’occasione, forse sarebbe più facile lavorare su un foglio totalmente bianco anzichè su una base che presenta già alcune tracce ben marcate, leggasi senatori più che maturi.
Lecce: Resistenza.
Ad inizio stagione il nome dei salentini era senza dubbio nella lista dei candidati forti alla retrocessione. Ogni punto conquistato è frutto di sforzi enormi del gruppo. La forza della rosa è cresciuta con la consapevolezza di “poterci stare” in questo campionato. Il piccolo circolo virtuoso creatosi ha permesso ad alcune giovani individualità di accumulare minuti, esperienza e maturità. Le pressioni della lotta salvezza sono più facili da gestire se la piazza è visceralmente attaccata alla società. A Lecce, in questo senso, non devono prendere lezioni da nessuno.

Spezia: Costanza.
Le tribolazioni dello scorso campionato, condite però da piccole imprese contro alcune big del torneo, hanno fruttato una salvezza importante, considerando anche le tensioni vissute tra alcuni elementi di squadra, staff e dirigenza. Quest’anno le cose sembrano più fluide negli equilibri interni. Lo sforzo da sostenere è maggiore legandosi alla qualità tecnica della rosa, discreta nella visione d’insieme ma che spesso patisce amnesie di reparto che rischiano di vanificare prestazioni orgogliose che però non fruttano punti. Ridotti al minimo sindacale questi errori, l’obiettivo è alla portata ma non certo su un piatto d’argento.
Comunque finisca, questo ritorno nella massima categoria dei grigiorossi rappresenta un piccolo ritorno alla gioventù di molti amanti del calcio di provincia. Questa città e il suo stadio erano presenze abituali della serie A del periodo ’80-’90, Quella più bella ed iconica. Lo stupore che si percepisce, in ogni parola detta dal suo allenatore in tutte le conferenza stampa, riconcilia lo spirito con uno sport che fa di tutto per farci passare la voglia di seguirlo. La volontà di lavorare bene abbonda e il livello medio delle avversarie lascia qualche speranza. Nella peggiore delle ipotesi si potrà applaudire per avuto la possibilità di rivedere una fetta calcistica di piccolo mondo antico.
Sampdoria: Speranza.
Ai blucerchiati pare rimanere solo questa a cui aggrapparsi. La situazione societaria è più che drammatica e i primi movimenti nel mercato di riparazione non fanno assolutamente tirare alcun sospiro di sollievo. Il blasone della piazza non pare bastare per cercare di raddrizzare una situazione che pare avere un finale scontatissimo. Il costante flusso in uscita di pedine importanti non fa presagire nulla di buono. Questo calcio è cannibale, non si vedrà nessuna mano tesa a risollevare una società prossima a spirare. Gli acquirenti arriveranno quando il prezzo sarà stracciato, cioè quando sarà troppo tardi. Ennesima vittima della decadenza morale che ha guidato i mercanti a saccheggiare il tempio del nostro sport preferito.
Potrebbe sembrare un controsenso ma il modo di approcciare degli scaligeri (ora ultimi) alla criticità attuale è comunque più convincente di quanto stiamo osservando in altre piazze. I soldi non ci sono (e si era capito) ma l’ingegno e la voglia di provarci non manca. La scelta di confermare a lungo termine la giovane guida tecnica, fa intendere che il germoglio di un nuovo progetto di visione più ampia sia possibile, mettendo in conto anche una probabile discesa nei cadetti. Quando non c’è più nulla da perdere quello che poi risalta sono le nuove figure, i nomi nuovi che emergono, pronti a giocarsi la loro occasione.
fonte foto copertina: Twitter @sscnapoli